Chi sono
Chi sono
Sviluppatore, classe 1985. Lavoro con il codice da anni, e fuori dal lavoro costruisco le stesse cose per conto mio — sistemi operativi che stanno in una mano, giochi, una radio.
Sono nato nel 1985, il che vuol dire che ho imparato a usare un computer quando usarlo significava ancora sapere cosa c’era sotto. Informatica e videogiochi sono arrivati insieme e non si sono più separati: sono la stessa curiosità guardata da due lati.
Faccio lo sviluppatore da anni. Quello che pubblico qui non è il lavoro: è quello che costruisco quando decido io i vincoli.
Con cosa lavoro
Ho scritto codice di produzione in Python, C#, PHP e JavaScript, su applicazioni Android e su piattaforme web, oltre a parecchie altre cose che non meritano un elenco. Ai progetti di questo sito si aggiungono C e C++23, che sono quello che si usa quando il bersaglio è un microcontrollore e non c’è spazio per altro.
Il punto non sono i linguaggi. Un linguaggio si impara in due settimane; quello che si porta da un progetto all’altro è il modo di decidere — dove mettere lo stato, cosa rendere impossibile invece che sconsigliato, quale test scrivere per primo. Il resto è sintassi.
Il filo
Guardando le cose che ho fatto, il filo si vede meglio di quanto lo vedessi mentre le facevo: mi interessano le macchine che fanno molto più di quanto dovrebbero.
Un sistema operativo completo su 512 kilobyte di RAM, con un assistente che risponde senza rete. Un wargame in Python con AI, multiplayer autoritativo e millecinquecento test. Una radio che va in onda ventiquattr’ore condotta da un DJ che non esiste. E questo stesso sito, che sta su una macchina da mezzo giga di RAM insieme al lobby multiplayer di ExaWar, e per questo non esegue niente: le pagine si costruiscono altrove e il server legge file.
Non è minimalismo per estetica: un vincolo stretto è l’unica specifica che non mente.
Fuori dallo schermo
Faccio musica techno: esce sotto il nome Indecenti, firma la colonna sonora di ExaWar e gira nella rotazione di Radio Index.
E mi piacciono i cabinati arcade, quelli veri col monitor a tubo. Una sala giochi degli anni Novanta era hardware dedicato che faceva una cosa sola e la faceva bene, con una frazione della potenza di un telefono di oggi. È lo stesso problema di NucleoOS su un Cardputer, trent’anni prima.
Come mi si scrive
Per email, a niki070585@gmail.com. Il codice pubblico sta su GitHub, il profilo professionale su LinkedIn.